Con il ritorno della bella stagione, si fa per dire, abbiamo ricominciato a uscire e ad andare a qualche concerto in giro per pub. Dopo aver compiuto il nostro dovere ed essere andati a votare per le amministrative londinesi, siamo andati all’Half Moon a vedere una serie di gruppi che hanno a che fare con la musica elettronica.
Essendo giovedì sera, non c’era moltissima gente ma almeno due meritavano di essere ascoltati:
gli iNiT (che ci hanno pure regalato la spillina) soprattutto per il cantante eccezionale e poi perchè Nick è pure andato a ballare.
E Lunamoth (http://www.myspace.com/lunamoth) potremmo definirlo elettro-arpista…
Ma dato che non siamo molto bravi a recensire la musica, ci limitiamo a segnalarveli!
P.S. Un pò di tempo fa, trascinati in un locale a Kilburn, abbiamo scoperto i Belleruche http://www.myspace.com/belleruche che secondo noi, segnatevela, prima o poi diventeranno famosi!
Federica
Dopo essere stato canzonato per tutta la giornata da colleghi probabilmente invidiosi, me ne sono uscito alle cinque precise per un lungo viaggio sulla Jubilee per raggiungere, in zona 4, Wembley Park.
A fianco dello stadio si erge la Wembley Arena, e fuori già una marea di gente aspetta di entrare a questo concerto evento. Noto con piacere una prima cosa: non è presente alcun ragazzino, e in effetti, pensando come data base per gli anni 80 lo scioglimento degli Wham (1985) questo sembra logico, ma è la prima volta che mi succede. Capita infatti di finire a ballare anni 80 circondati da ventenni.
Comunque, aspettiamo il solito ritardatario ed eccoci dentro, appena in tempo per i Cutting Crew che aprono il concerto con “I just died in your arms tonight” (folla in delirio), e , dopo una ballad abbastanza famosa anch’essa ma della quale non ricordo il titolo, salutano e vanno via.
Entrano i Johnny Hates Jazz, che probabilmente non hanno troppi fans nell’arena: accoglienza freddina, il gruppo è stato ricomposto molto probabilmente, è rimasto solo il tastierista, e forse il cantante che sarà 100 KG. Scaldano la platea con “I don’t want to be a hero”, sparano qualche altro orecchiabile motivo e chiudono con “Shattered Dreams”, che mi ricordavo decisamente più veloce.
Il cantante ha ancora voce, ma è piantato a terra, ormai da pianobar.
E’ ora il turno dei Curiosity Killed the Cat, che un tempo era un gruppo, adesso è solo lui, parte con “Something about you”, ne canta una marea, tra cui “Misfit” la mia preferita e chiude con “Ordinary Day”.
Lui, del quale non so assolutamente il nome, non è male, ormai calvo è rimasto agganciato al suo vecchio personaggio con il basco. E dire che la voce la avrebbe ancora, e anche una discreta presenza scenica..
E’ tempo adesso per gli ABC, gruppo a me praticamente sconosciuto ma dei quali mi maccorgo di conoscere “Poison Arrow” e “The Look of Love”. Invecchiati, si portano dietro pure le coriste, anche se non so se sono quelle originali. Non sono male, ma non mi prendono troppo. Forse in Italia non sono mai arrivati, ma il pubblico apprezza rumorosamente.
E’ tempo per l’intervallo, e non dico che siamo delusi ma insomma, non siamo eccitati come pensavamo: avremo tempo per cambiare idea.
Un boato accoglie l’inizio della seconda parte, Paul Young entra sul palco e parte l’introduzione di ”Love of the Common People” . Lui è ancora in forma, vestito con una giacca e praticamente a torso nudo sotto, gioca col microfono e arringa la folla (in visibilio). Io sono in solluchero e per me il concerto potrebbe pure finire qui. Il vecchio Paul dice qualche ca**ata al microfono e poi parte con “Without a Woman”, che altro non è che “Senza una donna” di Zucchero (quando ancora cantava roba decente) tradotta. Accendini nel pubblico, e lui ne canta anche metà in italiano per noi urlanti.
Paul eccitatissimo continua a dimenarsi sul palco, ne canta un’altra che non conosco e chiude con “Every time you go” mandando il pubblico in estasi. C’è perfino un lancio di reggiseno che lui con noncuranza si mette in tasca, si beccia pure la corista e allunga il pezzo per buoni 3 minuti mentre la folla urla “you take a piece of me with you”.
Siamo caldissimi, ed ecco salire sul palco due tardone, quello che rimane delle Bananarama.
Devo ammettere sono in forma, becciabilissime ( e aggiornerò il giudizio dopo averle viste muoversi ancora sinuose), accompagnate da due baldi giovani partono con “Cruel Summer”, proseguono con “Robert DeNiro’s Waiting” (talking Italian) , “Rumors”, “Venus”, e chiudono con “Na na Hey Hey (Kiss him Good Bye)” che io non sapevo essere un pezzo loro (e neanche un pezzo di musica leggera) ma ho cantato mille volte allo stadio “nananananananana eeeeeeeeee forza Samp!” (se non riuscite a ricordarlo http://www.youtube.com/watch?v=DBIwYl8HG7I , la gente da stadio lo riconoscerà).
Nota: Federica le sa tutte e pensa di mandare il curriculum come terza Bananarama, l’ho conosciuta che cantava “Il pueblo unido…” e mi raccontava la storia di Zorro come una rivincita dei campesinos, direi che qualche merito dovrei avercelo..
E’ tempo per l’ultimo cantante, e l’atmosfera è elettrica. Pare che non cantasse da circa 20 anni. E’ un pò ingrassato ma ha ancora tutti i capelli che ricordavo un pò più rossi. La voce è sempre uguale e parte con “Together Forever”: Rick Astley.
Ingessato, ma non ha l’aria di prendersi sul serio. E’ un Bublè un pò più commerciale.
Ne canta sette, tra cui riconosco “Take me to your heart” e “Whenever you need somebody” e chiude ovviamente con “Never gonna give you up”.
Siamo senza voce, usciamo dopo 3 ore e mezza, stanchissimi, in tempo per la penultima tube.
Da domani saranno di nuovo calcoli, discussioni, swap esotici, ma per adesso vado a dormire contento, per una serata sono tornato indietro di vent’anni…
Sono in vacanza, dopo un viaggio ALLUCINANTE di 13 ore (ritardo + dirottamento + ritardo pulman) sono arrivato a GE sabato notte.
Pensavo di passare da MI ma non penso che alla fine verrò.
Ulteriori comunicazioni al mio ritorno, soprattutto per l’here-and-now tour, da impazzire.
A Lunedi prossimo…
Mio fratello è figlio unico: al cinema, pieno zeppo d’italiani, con lotteria annessa… Scamarcio sarà anche figo ma ha solo un’espressione, Germano, per contrasto, è realmente bravo. La storia non mi dispiace, la nostalgia per l’italia anni settanta con Nada in sottofondo è molta, voto 7
My beautiful Laundrette: un giovane Daniel Day Lewis in questo film sulla comunità pakistana a Londra. A proposito…proibito chiamarli Paki, non sarebbe politically correct. Non mi entusiasma ma non è malvagio, 6
High Fidelity: il libro aveva il suo perchè. Il film è orrendo. Nulla, ma proprio nulla, da salvare, anche la colonna sonora, che è buona, sembra messa a casaccio. 4.5
Reservoir Dogs: un Tarantino da me sconosciuto. I dialoghi sono eccezzionali, al solito (il primo su “Like a vergin” e quello sulla distribuzione dei nomi” sono strpitosi), un pò di pulp, un buon Keitel, insomma, da guardare. 7
Tutto quello che avreste voluto sapere sul s***o e non avetemai osato chiedere: non l’avevo mai visto. Mia colpa. Un capolavoro, una pietra miliare….il capezzolo gigante, il dottor Bernardo, la pecora e Gene Wilder…Mostruoso. 8.5
Facendo seguito al post precedente e seguendo il suggerimento di almeno tre amici, eccomi qui a commentare cosa mi manca (cosa non hai, cos’è che insegui se non lo sai, citazione culturale) dopo un anno in terra d’Albione.
Non è una domanda facilissima, a dire il vero, si corrè il rischio della banalità e di fare d’altro canto la figura dell’ italiano pizza e mandolino.
Iniziamo comunque, la prima cosa che mi manca è il cibo, o meglio la cultura e quindi la qualità del cibo.
Questa è la cosa più importante quando non sai mai cosa mangiare: la qualità di frutta e verdura è tragica, la carne è tagliata peggio e trovare il vitello un’impresa, il fritto imperante personalmente mi uccide (anche se conosco molti di voi che ci sguazzerebbero: fidatevi, dopo un pò il fegato manda chiari segnali).
Sempre nello stesso filone, mi manca l’aperitivo. So che è molto milanese dirlo, ma non ce la faccio più a bere pinte (o mezze pinte particolamente da buliccio) senza mangiare un belino e arrivare a casa sbronzo.
Poi, secondo filone, mi manca un pò di sano cazzeggio al caffè, specialità in cui ero proprio bravo e che qui non è praticata. O meglio, è praticata altrove, in inglese, e, credetemi, fare il brillante capendo il 20% è impossibile: meno male che qualche anima buona ogni tanto mi inserisce nel discorso. E qui arriviamo al punto, mi manca l’Italiano, quei suoni dolci, la ricerca del particolare, la raffinatezza della lingua, mi manca parlare senza pensare alla costruzione.
Infine, mi manca la Sampdoria. Ho trovato il modo di vederla, ma chissà com’è la domenica con lei (questa è un’altra citazione ma solo i blucerchiati la possono capire). Mi manca lo stadio, i cori, il secondo tempo sotto la sud.
Penso basta, quindi direi che mi sono abituato bene.
Poi si, ogni tanto mi mancate tutti, ma non è nostalgia, non è tristezza, è qualcosa che quando lo scopro ci faccio un post dedicato.
Per adesso, maggio 2008, quattro anni alle Olimpiadi di Londra (data del previsto ritorno), due anni al punto della situazione. Risentiamoci…
In questi giorni è un anno che sono qui.
E’ tempo di bilanci…e allora vai con le liste.
Mi piacciono il parco, la tube, william hill, il P2P per vedere la Sampdoria, Cristiano Ronaldo schierato all’ala, il secondo cassetto del frigo tutto verde chissà perché, la FA Cup, il centrocampo dell’Arsenal, la BBC, la crepa alla Tate Modern, gli indiani, il melting pot declinato al femminile, Upton Park, gli Init, la DLR, “Eating is Cheating”, il pub da impazzire, Gazza, Wimbledon, il Six Nations, la Championship, i Pompeys, Amy Winehouse, la pinta usciti dall’ufficio che continuo a non reggere, il parrucchiere cipriota e le sue evidenti sottoposte, The Bing Bang Theory, i diari della call girl, il modello CEV, il pet of the day sul London Paper, la congestion charge, Match of the Day, le uova e bacon dopo le nove, i musical, il fiume.
Non mi piacciono: il cibo in generale, dieci giorni di pioggia di fila, il QPR di Briatore, le riunioni alle 8.30, il Caffè Italia, il fish & Chips, lo humour inglese, i false friends, i phrasal verbs, i francesi in generale, la Circle e la District, Fabio Capello, il nuovo Wembley, il cricket, la Curling Cup senza senso, le Sloanes, Posh, Lite, il metrosexual, la mensa internazionale e la sua minestra del giorno, Oxford Street, Pete & Kate, il credit crunch, la frase “Markets are recovering” , le classifiche su HIT il canale musicale, il pudding…
Tempo di elezioni, e tempo di vittoria per i conservatori.
Considerazion: tutta l’ Europa si sta spostando a destra, cosi, ad occhio mi sembra che a sinistra ci sia rimasta soltanto la Spagna.
Lasciando perdere eventuali analisi per le quali non sono troppo portato, volevo parlare della mia esperienza di votante a Londra, infatti ho potuto votare, dato che qui basta che paghi le tasse, non ti chiedono nè residenza né nazionalità.
I candidati erano un pò particolari: i laburisti candidavano Livingstone, che è un laburista per modo di dire, odiatissimo da Blair, proveniente dall’ala oltranzista, sindaco da otto anni (la prima volta aveva vinto da indipendente), famoso per la Congestion Charge odiatissima dai londinesi e per sue iniziative che definirei abbastanza destrorse (tra le quali la tolleranza per i manager della city che i soldi li tengono nelle Isole della Manica, noti paradisi fiscali).
Tra i conservatori il problema era che nessuno si sentiva in grado di sfidare Ken il Rosso e allora dato che qualcuno doveva pur andarci hanno tirato fuori Boris Johnson, conosciutissimo per le sue gaffes, probabilmente perchè davano Londra per persa.
Beh, il buon Boris, sfruttando anche la voglia di cambiamento generale, ha fatto una bella campagna elettorale, si è preso dell’idiota dalla sinistra per un annetto (lo chiamano Clown), ma con un’ immagine anticonvenzionale, qualche buona idea che ha convinto anche l’elettorato moderato, un mezzo scandalo per Ken (si è scoperto che aveva altri tre figli segreti oltre ai due ufficiali) e un indubbio sense of humour (chiama l’altro “Leaving soon” invece che Livingstone) ha portato a casa un’insperata vittoria.
Due ultime annotazioni a margine:
1) Votando puoi esprimere anche una “seconda scelta”. Serve ad evitare di tornare per il ballottaggio… che non è una cattiva idea.
2) I temi erano comuni a tutti: a parte la sicurezza, chiunque aveva nuove proposte per il potenziamento del trasporto pubblico, che per me è una favola. Cosa avranno da lamentarsi…???
Se a Genova il medico della mutua mi scrive un esame, io generalmente torno a casa e con la mia ricetta chiamo il Cup e con loro al telefono mi accordo per un appuntamento, magari in delegazione, magari alle 11 di sera, ma un accordo lo troviamo. Il Cup è il Centro Unificato di Prenotazioni Sanitarie ed è operativo dal maggio 1999!
Se a Londra ho bisogno di un esame, che succede? Vado dal GP (il medico della mutua) che scrive una letterina (ma veramente una letterina!) all’ospedale. Dai 10 ai 15 giorni dopo, mi arriva un’altra letterina a casa con la data e l’ora dell’appuntamento. Ma è tra una settimana, io non posso prendere ferie e non ho abbastanza tempo x trovare qualcuno con cui scambiare il turno, allora chiamo e chiedo di spostare l’appuntamento a un giorno che ho libero, magari lunedì? Ma no, perchè le visite le fanno solo il giovedì e allora spostiamo a un giovedì un pò più avanti, magari trovo qualcuno per lo scambio turno. Beh ma se non lo trovo, posso richiamarvi e spostare nuovamente a giugno? Sì certo, ma questa sarà la sua ultima volta…ha solo due possibilità di cambio e poi il suo appuntamento viene annullato e deve ricominciare dalla “casella” GP.